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Il Giudice di Pace dichiara illegittime le cartelle esattoriali di Gerit-Equitalia
Comitato Cittadino Acqua Pubblica Aprilia
www.acquabenecomune.org/
Comunicato stampa del 10 Settembre 2009
ACQUALATINA SI CONVERTA SULLA VIA di DAMASCO
A quasi un anno dalle prime cartelle esattoriali emesse da Gerit-Equitalia per riscuotere le bollette di Acqualatina, ben 5 giudici differenti[1] hanno dichiarato illegittima tale procedura dando ragione a centinaia di utenti che avevano fatto ricorso, condannando il gestore a risarcire le spese di giudizio.
Tutti hanno sospeso/annullato le cartelle ritenendo che “… la Società creditrice ha emesso e reso esecutivo il ruolo, azionato con la cartella esattoriale e con il concorso del responsabile di Equitalia Gerit S.p.A., solamente sulla base delle fatture emesse che non rappresentano titolo avente efficacia esecutiva o un’ingiunzione emessa, vidimata e resa esecutiva conforme all’art. 2 comma 1 del R. D. n.639/1910”.
Smetta Acqualatina di utilizzare metodi vessatori sperando di intimorire quanti non si arrendono alle arroganze messe in atto e si affidano alle tutele di legge. Rispettino le regole del gioco senza sperare sempre nelle cattive condizioni del campo da gioco e di qualche svista dell’arbitro.
Non credano i vertici della società di riuscire sempre a farla franca con la tutela politica ed amministrativa di quanti si occupano delle sorti del servizio idrico per tornaconto politico e personale. Certe tutele non sono una garanzia all’infinito e prima o poi mostrano il rovescio della medaglia.
Acqualatina, come San Paolo fulminato sulla via di Damasco, si converta e non utilizzi metodi coercitivi nei confronti dei salassati.
La giustificazione della società che dice di agire nell’interesse di quanti pagano “regolarmente”, stride con le aberranti pratiche degli “appalti in casa” (senza gara né ribassi concessi per anni a società del gruppo Veolia), con le “assunzioni di famiglia”, con quelle di natura politica, con i lauti compensi percepiti da amministratori privati e politici, con il fuoristrada da 1700 euro al mese concesso all’ex amministratore delegato, etc, etc. Non basta un soggetto capace addetto alla comunicazione a “depurare” la storia di Acqualatina. I fatti per ora parlano più di mille buone intenzioni.
Considerando invece le determinazioni convergenti di tanti giudici, ci chiediamo se non sia il caso che la Procura di Latina accerti se le cartelle esattoriali senza titolo configurino un grave abuso d’ufficio, come già formalmente denunciato lo scorso febbraio dal giudice Fedele. Non è giustificabile lasciar trascorrere tanto tempo per arginare un eventuale abuso che colpirebbe migliaia di cittadini. Speriamo che il recente trasferimento della Dott.ssa Spinelli, a cui era stato affidato il caso, non causi ulteriori ritardi.
Allo stato attuale delle due l’una: o la Procura smentisce l’illegittimità della procedura ravvisata da ben 5 giudici, oppure agisca in modo sollecito per interrompere l’abuso.
Non vorremmo che dopo le note vicende che hanno portato all’archiviazione della maxi-inchiesta su Acqualatina, la procura avverta una sindrome da insuccesso e l’eccesso di cautela dilati troppo i tempi d’intervento.
Desta triste sorpresa, su tale vicenda, il silenzio assordante delle associazioni dei consumatori che compongono l’OTUC. Forse sono più interessate a partecipare, dietro compenso, alle singole conciliazioni utente-gestore, che arginare a monte i metodi diffusamente vessatori subiti dagli utenti.
Per non parlare poi di taluni sindaci (Terracina, Castelforte, Fondi, Sermoneta, Anzio) che nell’ultima assemblea societaria, invece di analizzare le cause e le responsabilità della perdita di bilancio di oltre 4 milioni di euro, si sono preoccupati di chiedere più rigore verso i presunti concittadini morosi, senza preoccuparsi se vengono lesi i loro diritti.
Fa sorridere anche lo scarico di responsabilità della Equitalia Gerit, che in una nota inviata alla stampa, si dice obbligata ad emettere la cartella sulla semplice richiesta di Acqualatina. La EQUITALIA è stata sempre chiamata in causa nei ricorsi, ed è ormai consapevole dell’indebita procedura d’iscrizione a ruolo operata da Acqualatina spa, pertanto è sicuramente corresponsabile nel caso si accerti l’abuso.
Non è attendibile neanche l’ipocrita parere che il gestore dice di aver acquisito dall’Agenzia delle Entrate, che avrebbe confermato la legittimità e la correttezza del procedimento di riscossione adottato. Non va dimenticato che l’agenzia delle entrate nella vicenda vive una sorte di “conflitto d’interessi”, detenendo essa stessa il 51% del capitale della Equitalia Gerit spa !
Per ora parlano le sentenze dei giudici, e sono queste che Acqualatina dovrà ribaltare ... nel rispetto della legge! Il resto sono chiacchiere per prendere tempo e sperare che arrivi la manna dal cielo delle solite tutele politiche.
Comitato cittadino acqua pubblica Aprilia
[1] Giudice di Pace di Terracina Eugenio Fedele, Giudice di Pace di Terracina Lorenzo Morelli, Giudice di Pace di Latina Filippo D’Urso, Giudice di Pace di Latina Giovanni Centola, Giudice Tribunale di Latina Vittoria Amirante
Acqualatina e mutuo Depfa: gli ultimi giorni di tempo.
Mentre in Germania scoppia la polemica sulla banca “irlandese e orfana”attualmente in gravissima crisi (quando i suoi “padri” tedeschi di Depfa ne andavano orgogliosi fino a pochi mesi fa); mentre in Inghilterra è scattato l’allarme sul rischio che persino la metropolitana di Londra sia coinvolta dalla crisi di liquidità della Depfa (attraverso la sua controllante Hypo Real Estate Bank); mentre dalla California arriva il grido di allarme di Sindaci e managers di aziende municipali che chiedono al Congresso americano di intervenire immediatamente sull’emorragia di liquidità delle proprie casse provocata dai contratti di finanziamento legati ai “prodotti finanziari derivati” emessi da Depfa, Dexia ed altre “banche d’affari”; qui da noi, nella remota provincia del villaggio globale dove si è determinato il “successo biologico dei mediocri”, la Conferenza dei Sindaci dell’ATO 4 si appresta a consegnare l’intera gestione del servizio idrico integrato a quella spregiudicata banca che ha basato tutti i suoi affari sui “project financing” sottoscritti dalle istituzioni pubbliche.
E’ stata riconvocata infatti per il prossimo 12 dicembre la riunione (rinviata dopo la sospensione del 1 dicembre) dell’organo che dovrebbe controllare ufficialmente l’attività del gestore e che invece fino adesso si è adoperato alacremente per avallare tutte le richieste unilaterali avanzate dalla società. Avalli rispetto ai quali la Regione Lazio ha chiesto perentorie spiegazioni.
Il motivo (tecnico) di tanta urgenza è relativamente semplice da spiegare. In fase di aggiudicazione della gara per l’individuazione del socio privato di Acqualatina, la cordata capeggiata dall’attuale Veolia dichiarò che avrebbe finanziato gli investimenti per i primi 6 anni di attività, soprattutto attraverso un prestito bancario (quello attualmente in corso con la Depfa già rivenduto attraverso cosiddetti “swaps”). Ma la banca, che deve garantire altri “enti finanziatori” che hanno comprato le obbligazioni legate al “progect financing”, si è accorta che le nostre segnalazioni erano (ancora una volta) esatte. L’articolo 17 del Disciplinare Tecnico infatti, prevede che qualsiasi finanziamento richiesto da Acqualatina debba essere preventivamente approvato dall’Autorità d’Ambito (la Conferenza dei Sindaci) che deve delegare il suo rappresentante (Armando Cusani) a sottoscrivere il contratto di finanziamento di 114,5 milioni di euro, congiuntamente al legale rappresentante di Acqualatina e a quello della banca.
Siccome ciò non è avvenuto e siccome il periodo dei primi 6 anni di gestione scade il prossimo 31 dicembre, con un anno e mezzo di ritardo ora si cerca di “metterci una pezza” attraverso un vero e proprio ricatto: la cessione dei crediti vantanti da Acqualatina (anche quello vantato verso l’ATO 4 di 14,7 milioni di euro) alla Depfa Bank.
Documenti alla mano si dimostra come, non solo che la gestione dell’intero servizio verrà assoggettato definitivamente ed esclusivamente alle esigenze del rientro del finanziamento (altrochè investimenti), ma soprattutto che l’ingerenza di questa “banca d’affari” è già intervenuta pesantemente nella gestione della società negli anni scorsi anni, per determinare aggiustamenti normativi e procedurali al fine di garantirsi il rientro del finanziamento secondo le sue condizioni (esattamente come avverrà il 12 dicembre con l’approvazione di quegli atti). Ciò è avvenuto a seguito dell’erogazione del primo prestito ponte di 35 milioni di euro a fine luglio 2006; giusto due settimane dopo che la Conferenza dei Sindaci (il 14 luglio 2006) aveva approvato “ a scatola chiusa” circa 1.500 pagine di atti che modificavano i rapporti tra ATO 4 e gestore e il rapporto tra gestore ed utenti. E siccome non avevano fatto in tempo a modificare anche le clausole del Regolamento del servizio che un’ordinanza del Tribunale di Latina aveva appena dichiarato vessatorie (depositata 13 luglio 2006 – il giorno prima), ci ha pensato la società “di suo pugno” senza che nessuno (tranne noi) dicesse una parola.
L’operazione finanziaria che dovrebbe essere “sanata” con uno degli atti (il n. 8) in approvazione il prossimo 12 dicembre è un’operazione tipica dei cosiddetti “prodotti finanziari derivati”; proprio quelli che stanno mettendo in ginocchio le borse valori di tutti il mondo, le stesse banche che ci hanno “giocato sopra” e di conseguenza l’intera economia mondiale.
Depfa è in crisi e per salvarsi ha bisogno di liquidità al fine di dare garanzie reali a coloro che hanno sottoscritto le sue obbligazioni. I flussi di cassa che creeranno questa liquidità ovviamente sono legati alle bollette e agli obblighi finanziari di riequilibrio finanziario in capo ai Comuni e determinato dall’ormai famoso articolo 17 bis della Convenzione di Gestione (oggetto di una delle principali contestazioni della Regione).
Tra gabelle legate “all’istruttoria per concedere il finanziamento” (se ne sono andati 2 milioni di euro già lo scorso anno e ce ne saranno altrettanti fino al 2012), “contratti di garanzia, “contratti di Hedgding”, quel finanziamento comporterà esborsi per quasi 200 milioni di euro, oltre ai 114,5 realmente prestati. Esattamente come a Milano (dove la Depfa è sotto inchiesta insieme ad altre banche) dove un finanziamento di 55 milioni costerà a quel Comune 325 milioni di euro.
Non a caso, nonostante le pressanti richieste della stessa Regione Lazio, quel contratto di finanziamento non esce fuori.
Nessuno deve sapere che dallo scorso anno questo tipo di contratti sono illegali!!
Ma nonostante ciò si porta in approvazione una delibera che avvalla questa spericolata operazione a danno degli utenti e dei Comuni.
Operazione rispetto alla quale deve qualche spiegazione anche una banca locale: la Banca Popolare del Lazio. Presso l’agenzia n. 1 di Latina infatti, è stato aperto un conto corrente “vincolato”, intestato ad Acqualatina, attraverso il quale passeranno tutte le somme riferite ai “crediti” vantati nei confronti dell’ATO 4. Qual è il ruolo della “nostra” banca in questo “affare”?
Qualche chiarimento sarebbe opportuno, visto che contrariamente a quanto succede per il servizio idrico, il cliente-utente in questo caso ha possibilità di scegliere la sua controparte contrattuale.
Latina, 05 dicembre 2008.
| giovedì 23 ottobre 2008 | ||
| Acqualatina e Acea Ato5, rimborso dei costi della depurazione illeggittimi |
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Note a Sentenza: Chiedere il rimborso per aver pagato il servizio di depurazione anche se il Comune ne è sprovvisto E dalla Corte Costituzionale arriva un piccolo aiuto per i contribuenti che hanno ingiustamente versato i canoni di depurazione laddove il Comune ne fosse sprovvisto... . Con la sentenza n.355 del 2008 la Corte Costituzionale , pubblicata in data 10 ottobre 2008 h a dichiarato incostituzionale la legge Galli (la n. 36 del 1994 "Disposizioni in materia di risorse idriche") nella parte in cui obbliga al pagamento della tariffa anche in assenza del servizio". In conseguenza della decisione della Corte coloro che hanno pagato la tariffa ingiustamente possono chiedere la restituzione delle somme versate in quanto l'annullamento è retroattivo ,infatti per legge i crediti relativi ai servizi di fornitura si prescrivono in dieci anni. In poche parole nei comuni dove mancano i depuratori per le acque fognarie le società che gestiscono il servizio idrico , sia esse pubbliche che private , non possono riscuotere la somma destinata alla depurazione. Secondo i giudici della Consulta, che hanno in ricorso presentato da un giudice di pace di Gragnano, un centro in provincia di Napoli, il primo comma dell'articolo 14 della legge Galli è "irragionevole" in quanto "disciplina il pagamento della quota in modo non coerente con il corrispettivo contrattuale". In pratica, in quei centri dove manca un servizio centralizzato di depuratori per la rete fognaria, le società di gestione degli acquedotti non potranno più caricare sulle bollette l'importo corrispondente al servizio di depurazione. In particolare la Consulta, nel respingere le tesi difensive dell'Avvocatura dello Stato e della società che gestisce in servizio idrico ha di fatto cancellato la prima parte dell'articolo 14 della legge Galli, che per prima ha riordinato tutto il settore del servizio idrico. Secondo quanto previsto dalla legge nella parte ora censurata dalla Consulta, "la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi. I relativi proventi affluiscono in un fondo vincolato e sono destinati esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di depurazione". Una disposizione che i giudici hanno ritenuto in contrasto "con la natura giuridica del canone di depurazione che - scrive la Consulta - non è tributario ma tariffario, vale a dire non è una tassa ma corrisponde all'erogazione di un servizio". La norma quindi, conclude la Corte costituzionale "viola l'articolo 3 della Costituzione, in quanto discrimina chi paga la tariffa senza ricevere in cambio il servizio". Il caso sollevato dal giudice di pace fa riferimento ad una causa in corso nella quale un cittadino di Gragnano ha chiesto all'azienda che gestisce, senza depuratori, il servizio idrico del comune, la restituzione di quella parte della tariffa pagate che riguarda, per l'appunto, la depurazione delle acque fognarie. Invitiamo tutti i cittadini , di Formia ma non solo, che si trovano nella condizione di aver pagato la depurazione ma non di aver potuto usufruire del servizio di depurazione a fare immediatamente ricorso per chiedere ad Acqualatina la restituzione degli importi illecitamente fatturati , recandosi presso il nostro sportello di Via Maiorino 31 , località San Giovanni , FORMIA, aperto tutti i Giovedì dalle ore 15.00 alle ore 18.00. In ultimo un commento doveroso sulla legge Galli spacciata come una legge che avrebbe portato grandissimi benefici per noi cittadini , grazie ad un'opera di razionalizzazione della gestione delle reti idriche ed invece ci siamo trovati ad avere sul groppone Acqualatina. Non saremmo onesti verso noi stessi e verso i tanti cittadini che ci hanno - in questi anni - concesso fiducia se non denunciassimo - per l'ennesima volta - il piano criminoso che si cela dietro questa scelta . Di un'unica cosa siamo inoltre certi .Saremo noi cittadini - prima o poi - ad essere chiamati a pagare i danni provocati da amministratori capaci - per la loro inettitudine - di conquistarsi solo rinvii a giudizio e contenziosi con la giustizia. Fino ad ora tutto sommato - tranne qualche scivolone - se la sono cavati benino - grazie anche alla connivenza di politici amici - ma sappiano i vari Morandi, Besson che se è vero che la giustizia è lenta , è anche vero che è inesorabile. Non pensino di poterla fare franca . Comitato Provinciale Acqua Pubblica Latina |
da : "Latina oggi" 17 settembre 2008
DAL GIORNALE "IL CAFFE' " EDIZIONE N.153 DI SETTEMBRE 2008
Ripubblichiamo "a grande richiesta"
il Comitato dei cittadini spiega cosa fare se arriva Acqualatina
Alcuni consigli del Comitato Acqua pubblica se arrivano per ridurre o staccare l'acqua:
Non perdere la calma e chiedere nome, cognome e tesserino di riconoscimento degli operatori, chiamare da fisso l'800.085.850 di Acqualatina per conferma. Verificare e fotografare se c'è il sigillo di piombo. Chiedere chi è il responsabile dell'operazione di riduzione o distacco.
Se vogliono staccare l'acqua o ridurre il flusso chiedere il mandato del Magistrato per operare su proprietà privata
Esibire ordinanza e sentenza del Tribunale che vietano di togliere l'acqua senza decisione del giudice (di seguito pubblichiamo i punti salienti)
Non aprire se il contatore è in proprietà privata ossia anche se è chiuso in cassetta del muro di cinta di proprietà
Chiamare Polizia, Vigili, Carabinieri se mettono mano al contatore o ai tubi o se vogliono entrare e violare la proprietà privata in modo forzato
Esibire alle Forze dell'Ordine le ricevute dei pagamenti effettuati al comune e le suddette decisioni del Tribunale, rilasciare spontanee dichiarazioni per far scrivere sulla loro relazione d'interevento tutto ciò che si ritiene utile, specialmente che avete loro rese note e consegnate le decisioni del Tribunale
Scrivere i fatti (cosa è successo, dove, quando, nomi di altre persone presenti, eventuali malori ecc) e presentare esposto a Polizia, Carabinieri, Vigili (una copia a loro una per voi timbrata dalla caserma)
Se avete agito sempre seguendo i consigli del Comitato Acqua Pubblica, potete contattarli al n 348.117.16.70 o recarvi presso il Comitato dove avete contestato le fatture
Sentenza 31/10/2006
Tribunale civile di Latina
“La clausola n. 16 (ora n. 17 del nuovo Regolamento idrico, ndr) che prevede la sospensione della somministrazione quando non siano pagate due fatture (...), va considerata vessatoria anche in considerazione dei bisogni primari che la somministrazione è destinata a soddisfare”.
“la clausola n. 17 (ora n. 18 nel nuovo Regolamento idrico , ndr.) si pone in evidente contrasto con l'articolo 33 comma 2 n.r del Codice del Consumo che espressamente considera vessatorie le clausole che limitano o escludono l'opponibilità dell'eccezione di inadempimento da parte del consumatore (senza ascoltare le ragioni dell'utente, ndr) (...) la clausola, nella parte in cui prevede la possibilità di risolvere il contratto senza rivolgersi all'autorità giudiziaria, opera un capovolgimento delle posizioni processuali costringendo il consumatore a doversi rivolgere al giudice per far valere la ritenuta ingiustizia della risoluzione del contratto e si risolve, in sostanza, nell'esclusione del diritto di opporre l'eccezione di inadempimento riservata al convenuto)
sentenza prima Sezione civile Tribunale di Latina 31/10/2006 che richiama l'ordinanza 425/2006 Tribunale di Latina
LATINA, SVEGLIA !
Sabato 21 giugno, in piazza del Popolo dalle 11.00 e per tutta la giornata sarà allestito un gazebo per riportare l'attenzione sul problema Acqua e sulla volontà dell'attuale governo di spingere sulla privatizzazionme della risorsa di vita per eccellenza.
Cosa sia privatizzare il servizio idrico l'abbiamo visto con Acqualatina dal 2002 ad oggi
triplicazione del costo medio del servizio
articolazioni tariffarie sballate
dissesto finaziario della società
contenziosi legali aperti con Comuni, Enti, Associazioni e Cittadini
servizio scadente e assistenza arrogante presso gli sportelli
investimenti sulla rete pressocchè insignificanti
perdita del 60% del bene dall'immissione in rete fino a fatturazione
accensione di un mutuo con la DEPFA bank di 114milioni500mila senza rischi per i contraenti di parte pubblica (ma il contratto non l'ha letto ancora nessuno!) per la realizzazione di interventi sulla rete ...
Questo e molto altro ancora il quadro locale del problema; questo è quanto il Governo Berlusconi mira a garantire preservando unicamente gli interessi dei privati e delle lobby economico-finaziarie, non solo nella gestione idrica, ma anche lì dove si tratta di tutelare la salute dei cittadini e del territorio.
La scelta di voler sponsorizzare la costruzione di termonceneritori come soluzione del problema rifiuti (da studi di associazioni di medici francesi si è evidenziato come essi aumentino le patologie tumorali fin al 20%), la scelta di rilanciare il nucleare antieconomico e antistorico nel 2008 (la Germania li avrà dismessi completamente entro il 2019 puntando sulle energie rinnovabili) sono tutte ragioni per cui è assolutamente necessario costruire una rete connettiva di conoscenze in grado di smontare questi progetti scellerati e il ricorso ai militari per difendere scelte di regime.
E' necessario ritrovare quell'unità sociale che, nella nostra giovane città frammentata e priva di una tradizione condivisa, si sprigiona oramai solamente nella esaltazione di una vittoria sportiva !
Prima del baratro incombente è indispensabile riuscire a canalizzare questi entusiasmi nella creazione di un mondo diverso e possibile, che parta dalle primarie esigenze umane e sociali e dalla difesa dei beni comuni sempre più a repentaglio e non rinnovabili
La società "rea" di non aver riparato il manto stradale. Iniziativa della Polizia municipale
Buche come crateri, scattano le multe
Lavori alla rete idrica, sette verbali da 742 euro ad Acqualatina
Latina Oggi
25 marzo 2008
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Lo studio preparato dal Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche
La provincia pontina tra quelle che hanno registrato gli aumenti maggiorI
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA